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data: 5 marzo 2014

autore: Mario M. Molfino

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La grande “marketta”: il valore della decadenza fatto Oscar

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Da quando il film di Sorrentino è atterrato nell’universo generalista fioccano commenti sui social network e tutti diventano critici  cinematografici da bar.
I mi piace e non mi piace si sprecano; così come i facili ed impossibili confronti. Intanto direi che quando si parla di prodotti d’artigianato, che tendono all’arte, servirebbe un poco più di motivazione oggettiva.

Il film è certamente ben confezionato: intrecci strutturati; trattamento filmico curato; luci tenebrose e timidamente noire; scrittura prevedibile e attenta al politically correct. I personaggi ben incollati alla storia e anche alla geografia; qualche volta persino commoventi.
Detto questo sintetizzerei dichiarando che: La grande bellezza è un bel film sulla spazzatura, trasformato in grande marketta con saltimbocca alla romana.

I clienti della prestazione, neanche tanto occasionale, sono i componenti dell’Academy che, per tradizione, sono particolarmente disponibili a farsi conquistare da storie di autocritica in cui i cattivi  si cospargono il capo di cenere. Una strategia che, da sempre, premia con l’Oscar le storie “male”, purchè si dichiarino nello splendore dei 35 millimetri. Nazismo e Shoah, Vietnam, genocidio dei Pellerossa, Epopea Western e via discorrendo. Una logica catto-ebraica che premia con l’omino d’oro le malefatte storiche degli omini di merda; purchè ne confessino le colpe e se ne pentano spettacolarmente.

Quando poi si racconta una storia italiana e se ne fa vedere la profonda ed assoluta monnezza morale, l’americano radical schic, perfettamente rappresentato tra i membri dell’Academy, va a nozze e stappa Coca Cola.

Ma, la grande bellezza dell’Italia non è certo questa e se non ci muoveremo per promuoverla adeguatamente come il più grande valore a disposizione, finiremo in discarica e dovremo abbandonare il sogno di tornare ad essere quello che ci meriteremmo. Un Paese bello e unico, ricco di cultura e di arte da far invidia al resto del mondo. Un Paese che per uscire dalla sua lunga e fetente decadenza dovrebbe smettere di arrotolarcisi dentro accettandola e additittura premiandola come se fosse un valore effettivo.

Nella morale del film, alla fine, gli unici personaggi positivi risultano puniti e gli altri, marci fino all’anima, sono raccontati come protagonisti abietti di una inevitabile realtà.   La realtà della depravazione fine a se stessa dove la furbizia impera, la  cultura si mangia, i sentimenti sono segno di debolezza e la spiritualità scaturisce quasi esclusivamente da processi alcolici di distillazione.
Una morale che non mi piace per niente. Così come non mi piace affatto lo spot saprofita della Fiat  passato a fine film; brutto ruffiano e senza senso, anche perchè accosta la presunta bellezza dell’auto con la schifosa bellezza disegnata nel film sdoganandola come bellezza assoluta.
A proposito di spiritualità, una frase rimarchevole: “Perchè mangio radici?
Le radici sono importanti”.

Per chiudere vorrei marcare la differenza con l’epica felliniana. Nel mondo di Fellini si riconosce e dipinge il sogno. In quella di Sorrentino si proietta l’incubo.

Nota positiva: il film farà soldi e questo è utile per il cinema. Una consolazione che non dovrebbe bastare, ma che per un film marchetta è un ottimo risultato. Complimenti.

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Mario M. Molfino

Mario M. Molfino

Mario Morales Molfino Coordinatore editoriale Esperto di comunicazione multimediale, Copy senior e Webwriter. Redattore di www.assodigitale.it, redattore senior e Guest in www.brandforum.it. Redattore di www.stileitalianomagazine.it - Strategy manager e Partner in ON STAGE SRL; founder e presidente emerito di Academy of the African Communication; founder di www.m-team.it, la prima esperienza europea di nomadismo digitale. Dal 1975 cavalca l’universo della comunicazione frequentandone i diversi satelliti e tentando di comprenderne ed approfondirne le nuove complessità. Dall'advertising al 2.0, ha sposato da sempre l’innovazione come cavallo di battaglia. Dal 2011 rientra in Italia, dopo un’esperienza di sette anni con le Nazioni Unite, si occupa di formazione e collabora con le più prestigiose testate del settore MAR – COM.

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