#bendgate

data: 14 ottobre 2014

autore: Marco Berrino

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Apple e il caso #bendgate. Così l’advertising regala una risata

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Un video virale accusa il nuovo Iphone di deformarsi se piegato: Apple ricusa, ma tra brand concorrenti e non è corsa alla locandina dedicata all’hashtag.

Succede il 23 settembre: il tech-blogger Unbox Therapy pubblica un video in cui l’Iphone6 plus, fresco d’uscita negli Usa, fallisce uno stress test artigianale: se piegato a mano si deforma in modo irreparabile. Questo fatto è la miccia per una campagna tra le più esplosive dell’ultimo periodo.

Infatti in un paio di giorni il video di Unbox Therapy, il cui canale contava già un milione e più di iscritti, viene visto decine di milioni di volte e condiviso sui social. Su Twitter l’hashtag #bendgate è in vetta sui trend e impazzano le prese in giro alla grande mela, che si difende con un comunicato ufficiale sconfessando il video.

Il clamore suscitato non lascia indifferenti molti grandi brand, tra cui concorrenti come LG e Samsung, che insieme a ironici utenti cavalcano l’onda pubblicando locandine umoristiche sul caso.

Si va dalla confortante Heinecken: “non preoccupatevi, a noi capita sempre” riferito ai tappi a corona, agli inflessibili di KitKat: “non ci pieghiamo, noi ci spezziamo”. Più maliziosi i concorrenti: Lg pubblicizza un nuovo modello che: “non si piega, ma si flette…. di proposito” mentre Samsung in un annuncio (non riconosciuto dalla casa coreana) per il Galaxy Note3 afferma: “Bend to those are whorty”. Inchinati a chi è degno, con tanto di Iphone in ginocchio di fronte al nuovo Galaxy.

Da clamoroso difetto di fabbrica a contest creativo: sembra essere la parabola del caso bendgate. La diffusione della notizia, accettata fin da subito dal pubblico, ha trasformato le discussioni sulla sua veridicità in un palcoscenico per le migliori prese in giro. Un successo di mock advertising.

Il mock advertising è una pratica per promuoversi con humor: dall’ironia alla presa in giro, diretta su eventi mediatici,  concorrenti o addirittura contro se stessi. Ma come capita nelle nostre vicissitudini personali, l’umorismo è una lama a doppio taglio: una battuta non compresa, o ancora peggio presa sul serio, lascia una cattiva impressione su chi la dice.

Ne ha fatto le spese la compagnia aerea olandese KLM: all’indomani di Olanda Messico, ottavi di finale del mondiale brasileiro, commentava l’eliminazione dei centroamericani con un tweet ironico: “Adios amigos!”; con tanto di ometto con baffi e sombrero sulla foto di un cartello aeroportuale.
Considerato tra l’offensivo e il razzista, il tweet ha prodotto solo proposte di boicotaggio: si sa, il calcio è una cosa seria ed è meglio non scherzare con le delusioni sportive.

Di buon uso dell’ironia ne ha invece recentemente dato prova Ikea presentando il suo catalogo 2015: “Experience the power of a book-book” è il motto del video di lancio. “Un nuovo dispositivo dalla illimitata carica della batteria” rigorosamente “senza fili” dotato di “tecnologia touch tattile” con cui navigare in “contenuti pre-installati”. Ovvero, presentare un libro con una pubblicità simil Apple.

Lo spot ha avuto un grande successo; a dimostrazione che, quando non scivola nella gaffe, il mock-vertising è uno strumento che il pubblico apprezza.

Un discorso del genere non vale per il nostro belpaese, dove non ci sono esempi rilevanti di competizione “amichevole” tra grandi marche. Giusto le pubblicità comparative tra le acque alla ricerca dell’ultima particella di sodio; condite con qualche spot Sky e Mediaset che allude a qualche mancanza della pay tv rivale.

Poca cosa e tra l’altro non particolarmente simpatica; in un Paese dove il “non detto” impera e le querele fioccano come pop corn al multisala, l’ironia è vista con sospetto e forse non conviene troppo.

Tuttavia, per concludere, nonostante il rumore sui media il #bendgate non ha impedito ai fan della Mela di presentarsi all’appello per nuovi acquisti: Apple infatti dichiara vendite record sui nuovi iphone.

Questa campagna umoristica non sarà riuscita a cambiare le gerarchie sul campo, ma alla fine ha regalato una risata a più di una persona e ha fatto (momentaneamente) uscire la narrazione del settore tecnologico dal solito solco “vendere la perfezione”. In fondo, se anche il primo della classe può sbagliare, forse ci sentiamo tutti un poco meglio.

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