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data: 25 marzo 2014

autore: Mario M. Molfino

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Ceres Soft Ale: la bufala rosa a tutta birra

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C’era una volta il “finto” lancio di una nuova birra riservata alle signore. Della serie “quote rosa a tutta birra”.
La filiale italiana della birra danese Ceres ha messo online un sito tutto rosa che annuncia il lancio di una nuova bevanda, la Ceres Soft Ale. Si tratta di una birra per il target femminile a bassa gradazione alcolica al gusto di lampone e  zenzero, con tanto di curatissimo sito Internet. Per l’occasione è stato realizzato anche un video superleccato  con giovani donne che, sorseggiano ammiccanti la nuova bevanda a bordo vasca.
Il tutto condito in salsaweb 2.0 con tanto di partecipazione e condivisione sul sito con richiesta di lasciare un messaggio di benvenuto alla nuova birra che verrà lanciata nei prossimi giorni. Ma il taglio mieloso del sito, con tutto quel rosa, è così iperrealista e smaccato nella copyline e con un tono spudoratamente nauseante, che i messaggi lasciati sulla bacheca del sito sono tutti più o meno di insulti, pregiudizi gustativi e battute ciniche, peraltro alcune piuttosto imbarazzanti. Da far rabbrividire la Signora Boldrini. Il tutto con una moderazione da parte di chi gestisce il sito praticamente inesistente.

Un prodotto talmente negativo che induce a pensare a un’azione di buzza marketing – scherzo/troll della stessa Ceres: il countdown per il lancio del prodotto, peraltro, finisce il 1 aprile, data in cui molto probabilmente la Ceres dirà, speriamo,  che è stato uno scherzo.

Uno scherzo più che da prete. Una bufala guidata al gusto di birra.
Una brand strategy per cui “non importa che se ne parli bene o male, purché se ne parli”. Un vecchio adagio, ispirato da una frase di Oscar Wilde tratta dal ritratto di Dorian Gray che piace a molti pubblicitari affezionati al concetto di machiavellica memoria. Un mantra del più cinico marketing interrupt che non dovrebbe aver spazio nella Rete immaginata da Seth Godin. Tutto il contraio di permission marketing.

E’ certo che l’obiettivo visibilità è stato centrato; ma quanto bene farà al brand e al suo livello di ricordo nel tempo?
Secondo noi si tratta dell’ennesima manovra che porta a connotare il marketing come farina del diavolo. Un’attività negativa e senza scrupoli; dove l’etica è un’utopia impensabile. Peccato; perchè se ci fossero al timone delle campagne seri professionisti della comunicazione e non quaraquaqua senza scrupoli, il marketing potrebbe essere una sana attività che parte da gente per bene e si rivolge ad altra gente per bene. Per diffondere il bene. Buonismo a parte.

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Mario M. Molfino

Mario M. Molfino

Mario Morales Molfino Coordinatore editoriale Esperto di comunicazione multimediale, Copy senior e Webwriter. Redattore di www.assodigitale.it, redattore senior e Guest in www.brandforum.it. Redattore di www.stileitalianomagazine.it - Strategy manager e Partner in ON STAGE SRL; founder e presidente emerito di Academy of the African Communication; founder di www.m-team.it, la prima esperienza europea di nomadismo digitale. Dal 1975 cavalca l’universo della comunicazione frequentandone i diversi satelliti e tentando di comprenderne ed approfondirne le nuove complessità. Dall'advertising al 2.0, ha sposato da sempre l’innovazione come cavallo di battaglia. Dal 2011 rientra in Italia, dopo un’esperienza di sette anni con le Nazioni Unite, si occupa di formazione e collabora con le più prestigiose testate del settore MAR – COM.

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