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Dal marketing interrupt al “permission”, fino alla rivoluzione della “Conversazione”.

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Da sempre e ancor prima del terzo millennio,  penso e scrivo che la Rete non dev’essere una trappola per pesci sperduti e distratti, ma un sistema interattivo per allargare le visioni di tutti, con tutti e per tutti. Ecco perchè quando la Rete mi ha gettato sul monitor l’e-book di Gianluca Diegoli mi sono eccitato e ve lo rimando con una certa emozione. L’E-book  intitola: discutibili tesi per un marketing diverso.

Già in premessa si dichiara che trattasi di un “generatore di dubbi” e non di un manuale di business. In caso contrario non avrei proseguito nella lettura di una riga in più. “discutibili tesi” e “generatore di dubbi” mi hanno spinto, malgrado la mia ex militanza tra i markettari di prima generazione ad approfondire e dopo aver sposato molte delle tesi di Gianluca ho deciso di metterle il Rete per favorire la “Conversazione”. Mi aspetto quindi contestazioni e anche qualche attacco, ma non senza aver letto con attenzione i 91 punti scaricando l’originale 

La prima affermazione ci informa che: “il marketig è morto”. Sono d’accordo ma penso che, soprattutto in comunicazione, tutto si trasforma e quindi penso che fatto un marketing se ne fa un altro. Ed è proprio quello che sta succedendo con il consolidarsi di sempre nuovi  e multi-interattivi canali di trasmissione e di sempre più sofisticati terminali. Nuove matite, nuovi fogli e soprattutto nuove idee autoalimentate da se stesse, apriranno nuove frontiere al nuovo marketing. Un viaggio appassionante e creativo dal quale non si può e non si dovrebbe sfuggire.

Gianluca ci dice anche, proseguendo nelle sue riflessioni che: “non è la vostra promozione ma la loro conversazione a differenziare il vostro prodotto e provocare un acquisto”. Non credo sia una semplice provocazione e mi avventurerei a registrare la decadenza dellapproccio forzosamente impositivo per rilanciare quello delle interazioni condivise e delle motivazioni di acquisto consapevoli. Meno indotte e manipolatorie e quindi più incisive e attive nel tempo.
La “Conversazione” è un tema che ricorre in molti capitoli del giovane marketer che dedica molti micro-capitoli dell suo e-book.  Al capitolo 6 si può leggere una osservazione a dir poco rivoluzionante: “Nell’iniziare una conversazione,  gli obiettivi aziendali devono essere di importanza per la comunità: ricevere un feedback per migliorare il prodotto e incentivare lo scambio diretto di informazioni tra gli utenti. Passaparola e posizionamento sui motori di ricerca verranno di conseguenza, al raggiungimento di quegli obiettivi; ma non sono gli obiettivi”.
Un modo come un altro per dire ai vecchi “markettari”, fedeli alla tradizionale catena del marketing mix che i nuovi modelli di comunicazione permettono di fidelizzare e conquistare, evitando le maniere forti “contro” il target per lasciare che la conversazione sia essa stessa l’obiettivo. Un modo amichevole per far metabolizzare la comunicazione, attraverso gli enzimi della condivisione e l’interazione attiva e trasformandola così in proteine subito fruibili, senza controindicazioni e devastanti effetti collaterali che producono tossine e quindi rifiuti fisiologici prevalentemente tossici. Una teoria più che interessante. Un modo diverso per vedere la comunicazione non come un corpo estraneo, ma come un elemento partecipativo. Si passerà quindi dal mito dell’esposizione e della visibilità a quello della conversazione. Per parafrasare Gaber: “Comunicare è partecipazione”, o meglio ancora: comunicare è soprattutto comunione. Ogni riferimento eucaristico, è puramente voluto.

Al micro-capitolo 14 si rimette in discussione il mito fordiano che consiglia di spendere di più in pubblicità nei momenti di crisi. Per Gianluca non funziona più se non sostituendo la parola “pubblicità” con “Coversazione”. Nei momenti di fragilità sociale è meglio aprire il dialogo che sferrare un attacco, soprattutto quando si parla di persone come noi e non di bersagli da centrare, o peggio, da abbattere. Parliamone.

Per evitare il post più lungo della storia, non sarà possibile arrivare all’analisi di tutti i 91 pensieri di questo e-book; ma proverò a sintetizzare alcune idee chiave per risvegliare la vostra curiosità e portarvi a leggere ed approfondire questa visione:  ospitare e incentivare la conversazione; voci che dissentono o criticano rappresentano un privilegio per il dialogo; i vostri prodotti sono insignificanti o terribilmente noiosi? ; Il vostro pay off è commentabile…Che meraviglia; chiamare consumatore un cliente è come chiamare un amico ragioniere; il numero dei partecipanti ad un evento non è fondamentale; mentre lo è la qualità della conversazione; i blog sono più utili di quanto si creda; non create contatti occasionali che lasciano il tempo che trovano… Solo un piccolo e ristretto assaggio che ci dice di quanto sia cambiato il panorama della comunicazione e di quanto ancora siamo arretrati nell’affrontare i nostri mercati e i nostri clienti…Pardon… la nostra comunità e le persone che ci vivono insieme a noi.

Nuovo marketing: la sottile differenza tra furbizia e astuzia. (da un mio vecchio editoriale su netbusinnes)

Quando qualcuno mi dice: “Lei sì che é proprio furbo”, mi sento come colpito allo stomaco da un cattivo pensiero e provo un profondo senso di fastidio. Sarà che di fatto, sotto sotto, preferirei mi si definisse, eventualmente, astuto o intelligente. Anche perché la differenza é sostanziale, almeno nelle accezioni più comuni dei due diversi termini. Il furbo é rappresentato come quello che, sopra tutto e tutti, raggiunge comunque il suo obiettivo, tenendo in conto esclusivamente i propri personali e circoscritti interessi. Astuto é, invece, almeno secondo i miei vissuti, colui che, mediando la realtà, tiene sempre conto dell’equilibrio tra azioni, reazioni e conseguenze, nel rispetto di tutti gli attori coinvolti. Astuto è anche chi ha maturato la consapevolezza che si può fregare tutti una volta, ma non si può fregare tutti, tutte le volte e quindi, prima o poi le furbizie si pagano. Soprattutto nel mercato globale.

Il tutto all’insegna dell’ INTERRUPTION MARKETING, la teoria secondo la quale l’unica cosa che conta  é raggiungerti ovunque tu sia, interromperti qualunque cosa tu stia facendo, rubarti l’attenzione e colpirti il più forte e il più continuamente possibile con un messaggio. Obiettivo: rimbecillirti e convincerti che ti serve proprio quello che ti sto proponendo, anche se molto probabilmente ed oggettivamente potresti farne a meno.

Una vera e propria violenza a spot armato e poster onnipresente che ha prodotto, dopo anni di escalation, senza limiti di sorta, un vero e proprio fastidio per la comunicazione aggressiva.

Tutta furbizia, pochissima astuzia e quasi niente creatività.

Ed ecco che per far venire a galla il fallimento progressivo di questo animalesco approccio di marketing ci voleva la Rete e quindi ancora grazie ad Internet se la civiltà del terzo millennio, forse,  sta qualche piccolo passo in avanti verso una via nuova, quella del rispetto per la persona che non è soprattutto un consumatore.

Una vera e propria rivoluzione che è partita con la visione olistica di Philip Kotler, è continuata col il Permission Marketing firmato da Seth Godin e che arriva oggi al valore della “Conversazione” e dei suoi giovani e meno giovani adepti.
Anche perché, a partire dal rispetto di chi ci sta di fronte, si costruisce il vero valore aggiunto che determina il successo di un prodotto e di un servizio.
La differenza tra furbizia e astuzia non sta infatti nella diabolicità della prima e santità della seconda, ma semplicemente nella saggezza di fare bene il proprio business, senza troppa premura o ingordigia. O entrambe…con permesso.

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