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data: 30 ottobre 2014

autore: admin

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Dalla pubblicità i bambini imparano un sacco di cose. Troppo spesso quelle sbagliate.

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Riceviamo questa interessante riflessione di Pietro Greppi ethical advisor preciso e coraggioso. Un professionista dal ruolo spesso scomodo che dovremmo prendere in considerazione con maggiore attenzione. Una riflessione che pubblichiamo volentieri e che ci piacerebbe richiamasse l’attenzione di scuole, famiglie e professionisti della comunicazione.

Se avete dei bambini spiegategli che la pubblicità che vende un prodotto non va mai presa sul serio. Ve lo dice un pubblicitario che non ama essere confuso con chi svolge un lavoro in modo poco responsabile.

Se la pubblicità ha senso di esistere, è perché infatti funziona. Nel bene e nel male. E la questione da discutere è che funziona in relazione agli obiettivi commerciali delle aziende. Non è un servizio pubblico. Niente di male, ma è necessario ribadire costantemente che il fine non giustifica i contenuti diffusi soprattutto quando sono pensati per i bambini e li raggiungono con i vari mezzi tra cui il più potente è ancora la tv.

I nostri figli, soprattutto da piccoli, assorbono come spugne ogni messaggio, soprattutto quando questo viene ripetuto alla nausea, proprio come la pubblicità riesce a fare con l’invasività e la ripetitività che la caratterizzano. Per questo è suo malgrado diventata un “ente formatore” molto più efficace e più convincente della scuola, della famiglia, delle amicizie, dello sport… la pubblicità lascia il segno.

Gli effetti della pubblicità si notano anche negli adulti, persone formate che si fanno condizionare dai modelli rappresentati a scopo commerciale … Ma il tema in questi casi è complesso, perché gli adulti sono bambini cresciuti… e non si sa mai cresciuti come e assorbendo cosa. Però potremmo considerarli l’esempio di ciò che può accadere ad un bambino che cresce immerso in un mondo che gli trasmette segnali contrastanti.

Tornando ai  nostri bambini, è importante che siano preparati a riconoscere la pubblicità come un messaggio con un fine commerciale e per questo da affrontare con distacco. E’ quindi importante che la famiglia e gli adulti in genere (inclusa la Scuola) gli insegnino che la pubblicità è una presenza semmai da discutere e non un’informazione credibile da assorbire. E questo è importante al fine di evitare che i modelli proposti in pubblicità entrino in conflitto con  i modelli di riferimento presentati da famiglia e scuola.

I messaggi più invasivi riguardano l’alimentazione e il gioco. Ma ce ne sono in ogni altro contesto.

Purtroppo infatti, quando per esempio un’azienda dolciaria spaccia le proprie merendine cariche di sali, grassi e zuccheri come cibo “premiato dagli sportivi”, o quando irretisce i bambini con dei pupazzetti inseriti ancora una volta in bombe caloriche tutt’altro che sane, o quando abbina buoni sentimenti come fossero strettamente legati a cibi e a oggetti di consumo, o quando le strategie di marketing collocano i dolcetti monodose davanti alle casse dei supermercati ad altezza di bimbo, quando invitano ad emulare comportamenti di personaggi arroganti o violenti inventati per rendere un gioco attraente … quando la pubblicità fa questo (ma ci sarebbe da dire molto altro) semplicemente inganna e disorienta la buona fede e i sentimenti di chi si sta formando un’idea di società. Ed in questi casi (purtroppo molto presenti) la pubblicità diventa un pericolo per sé stessa e per gli altri. Perché tende a insegnare a seguire modelli artificiali che sono efficaci per vendere, ma che alla lunga contaminano la percezione della realtà di chi è meno “attrezzato” per discernere fra le cose reali e quelle finte e rischia di diventare una persona che si alimenta male, che crede in modelli inesistenti e pericolosi, che non ascolta i consigli della famiglia, che ignora il rispetto per l’altro o lo considera un fastidio.

Abituate i vostri bambini a chiedersi che tipo di persone sono quelle che costruiscono certi messaggi. Abituateli a mettere in discussione le pubblicità che vedono e a ragionare con voi. Abitualteli ad essere critici. Abituateli a pensare che la scuola e la famiglia sono i loro riferimenti con cui interagire e insieme ai quali affrontare dubbi, desideri, idee…

Vale al pena parlarne perché soprattutto i bambini sono le persone più esposte e vulnerabili soprattutto perché più piccoli sono e più sono assorbenti tutto quello che vedono e sentono. E secondo voi chi vince nell’opera di “convincimento educativo” fra la famiglia e la pubblicità in TV? Padri e madri sono forse in grado di ripetere decine di volte tutti i giorni per anni i loro messaggi di stimolo ad un comportamento civile, alimentare, etc? No. La pubblicità invece sì. Il problema è che, relativamente ai bambini, lo fa per delle banalità come le merendine, le bamboline, i giochi, … che non sono cose brutte, ma non sono importanti quanto invece saper convivere con i propri simili nel rispetto e con costante spirito critico.

Pietro Greppi

 

Amico di Blog-up

 

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