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data: 3 gennaio 2015

autore: Mario M. Molfino

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Genova: ma che fastidio sto turismo

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Genova vuole rimanere industriale senza industrie e Il turista sembra dia fastidio.

Qualcuno ha inserito Genova tra le città d’arte; ma i genovesi non sono per niente d’accordo.  Sono rimasti quei boriosi, pieni di se, ruvidi e superbi come ai tempi della Meloria. Niente salamelecchi (da Salam a leiku). Questi turisti che affollano la città danno proprio fastidio e si fa tutto il possibile per accoglierli a pesci crudi in faccia.

Dopo tanti anni fuori da Genova, quest’anno ho deciso di godermi le feste in città e complici alcune giornate di sole, ho deciso di passare il Natale e il capodanno nella mia Genova; si fa per dire, d’arte.

Il giorno di Natale ho invitato due amiche straniere e, con treno e gambe in spalla, abbiamo affrontato una bella passeggiata. Prima tappa Nervi e la sua magnifica passeggiata sul mare che molti c’invidiano. Passeggia di qua e passeggia di la, a un certo punto ci viene il desiderio di un caffè e magari anche di un dolcetto. Ed ecco che comincia l’avventura di Indiana Jones e la scogliera maledetta, alla ricerca di un bar aperto. Qualcuno mi spiega che i genovesi il giorno di Natale stanno a casa, con la famiglia… e fanno bene; ma con il mare di turisti che girano per le mostre di Frida Kalo ed altre e forsanche per vedere le bellezze di Genova. I musei, l’acquario, il museo del mare, Palazzo bianco e palazzo rosso e anche, perchè no, i Parchi di Nervie la sua suggestiva passeggiata a picco sulla scogliera… E invece niente. Se ne stiano a casa questi impiccioni e il caffè se lo facciano fare dalla loro nonna. Qui a Genova non abbiamo tempo d perdere con questi foresti. D’altronde già il padre Dante e il viaggiante Stendhal sconsigliavano di andare a Genova se non per la sindrome del “negoziare”.

Alla fine, nel deserto assoluto, siamo dovuti emigrare in centro città arrivare e finalmente abbiamo potuto premiarci con un caffè. Dopo più di un’ora. Ma che fatica; alla faccia dell’accoglienza.

Da Natale a capodanno il passo è breve, ma la musica è la stessa.

Passato il Natale gabbato lo santo. Mentre il giorno dopo capodanno (il 2 gennaio), dopo due giorni fuori città rientro a Genova alla 14,30, con un treno in ritardo e affamato come un porcospino sulla neve. Più per abitudine e comodità che altro, mi dirigo da Mentelocale, a due passi dalla mostra che sto promuovendo, e dopo aver aspettato più di quindici minuti scopro che hanno finito qualunque cosa da mangiare e il cameriere, anche gentilmente mi mostra l’orologio e tira su le sopracciglia: “A quest’ora lei capisce, abbiamo finito tutto”. Io penso. Certo. Anche il buon senso. A due passi dalla mostra più frequentata della città si smette di pranzare alle 14,30; come nella mensa delle Orsoline. Pazienza. Mi avvio, sempre più affamato in direzione caruggi e trovo Kebab, panini, piadine, pizze al taglio, ma di mangiare un primo caldo non se ne parla. Tutti chiusi o sforniti e tutti che guardano l’orologio tentando di ingenerarmi un senso di colpa…Giro ancora un po’ e poi, sfinito dalla fame, mi butto dentro ad un ristorante tipico peruano. Mi mangio un piatto con vitello, peperoni, cipolle e peperoncino a iosa; con serveza del Perù. E nella patria andina dei tacchini scopro una gentilezza e una disponibilità squisite. E allora mi vien da pensare evviva i foresti. Alla faccia di Salvini &C.

Ma lo sanno i genovesi che a Firenze, Roma, Venezia, Parigi, Londra, Berlino, Istambul, Barcellona, Atene, Pechino,  Bangkok si mangia, serviti, per tutto il giorno e la notte; la cucina locale (avete presente il pesto)  e quella internazionale. A Parigi cambiano solo le tovaglie. A quadretti bianchi e rossi per il giorno e di fiandra per la sera/notte.

Noi a Genova siamo superiori a tutti e sappiamo solo mugugnare e tirare inutili pugni al cielo. Ma forse, a forza di sputare in aria l’acqua ci torna in faccia e allora; si salvi chi può. Non abbiamo ancora capito che per fare turismo e accoglienza serve l’amore per il prossimo e non solo per le palanche.

 

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Mario M. Molfino

Mario M. Molfino

Mario Morales Molfino Coordinatore editoriale Esperto di comunicazione multimediale, Copy senior e Webwriter. Redattore di www.assodigitale.it, redattore senior e Guest in www.brandforum.it. Redattore di www.stileitalianomagazine.it - Strategy manager e Partner in ON STAGE SRL; founder e presidente emerito di Academy of the African Communication; founder di www.m-team.it, la prima esperienza europea di nomadismo digitale. Dal 1975 cavalca l’universo della comunicazione frequentandone i diversi satelliti e tentando di comprenderne ed approfondirne le nuove complessità. Dall'advertising al 2.0, ha sposato da sempre l’innovazione come cavallo di battaglia. Dal 2011 rientra in Italia, dopo un’esperienza di sette anni con le Nazioni Unite, si occupa di formazione e collabora con le più prestigiose testate del settore MAR – COM.

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