accatino

data: 2 dicembre 2013

autore: Mario M. Molfino

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I’esercito dei creativi apre un “fronte di lotta” con una petizione per riconoscere il valore delle professioni creative

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I creativi della comunicazione rappresentano il 5,8 del PIL italiano (quasi 81 miliardi di euro) , ma nessuno se li fila. Da sempre. E forse è anche colpa nostra. E quindi evviva la crisi se serve a smuovere, soprattutto il desiderio di lotta dei giovani creativi, da una ventina d’anni sfruttati, usati e bistrattati. Era ora, ma non è mai troppo tardi. E fu così che anche i creativi scendono in piazza, benchè virtuale con #RIVOLUZIONECREATIVA.

“C’est une Révolte?» «Non, Sire, c’est une révolution» Luigi XVI e il duca di Liancourt alla notizia della caduta della Bastiglia”.

Informazioni e approfondimenti su www.creativi.eugruppo facebook – per firmare la petizione

A questo proposito, proprio ieri per tramite di Maurizio Frizziero, antico creativo a tutto tondo, ricevo il link di uno sfogo firmato da un comune collega che mi ha acceso la luce proprio sull’iniziativa di Alfredo Accatino ed ecco che ho deciso di pubblicare tutta la nostra conversazione sulla quale invito  all’interazione dei lettori di blog-up.it, scusandomi per la non brevità.

I RIFLESSI DELLA CRISI SOCIALE SUL MIO LAVORO
(sfogo di un comunicatore, per chi ha voglia di leggere)

Il deteriorarsi della vita sociale e lavorativa nel nostro paese ha raggiunto tutte le attività e tutti gli ambiti. A preoccuparmi, e soprattutto a disgustarmi, non è tanto il decrescere dei fatturati, quanto la crescita della disonestà, dell’arroganza, dell’incompetenza.
In sostanza parlo dell…a dilagante inadeguatezza delle persone – e in particolare di quelle che occupano ruoli decisionali – a ricoprire gli incarichi che ricoprono. Tale inadeguatezza oggi è largamente presente in tutti gli ambiti e ovunque ha prodotto e continua a produrre tutti i danni che sono la causa del nostro declino attuale.

A livelli alti di economia e di politica gli inadeguati hanno prodotto danni incalcolabili. Non parlo soltanto della disonesta e dei miliardi di euro sottratti allo Stato dei contribuenti, ma anche e soprattutto della crescita di malcostume e cattivo gusto, dell’ostentazione dell’illegalità come se fosse un vanto, dell’uso improprio del potere con le conseguenze che vediamo: povertà crescente, danni al territorio, al paesaggio, alle relazioni umane, alla vita sociale, il tutto sottolineato dalla permanente irrisione ai valori che un tempo sembravano condivisi da tutti e che oggi sono fantasmi o, come ho sentito dire in una riunione, “precetti per i gonzi”.

L’inadeguatezza delle persone che occupano ruoli decisionali è poliedrica e variegata. Può riguardare la disonestà, oggi diffusissima, ma anche l’incompetenza tecnica, alla quale spesso si aggiunge, come necessaria copertura, un’altra inadeguatezza: l’ incapacità di avere rapporti di lavoro autorevoli, sereni, lineari ed efficaci nel ricevere e trasferire informazioni. Vi è poi una inadeguatezza di carattere culturale, nella quale le persone “di potere” non giudicano e non decidono sulla base delle proprie opinioni e dei propri gusti, ma in base ai diktat del partito o dell’organismo che li ha posti in quel determinato ruolo. Questi ultimi spesso compiono questi atti in buona fede, nella piena convizione di essere loro a decidere, sentendosi perfettamente “in linea” con le opinioni di chi li ha posti in quel luogo.
Naturalmente alla base di tutto ciò vi un il tumore nel sistema elettivo e di accesso ai ruoli di potere. Un tumore mortale che sta ormai estendendosi anche a coloro che l’hanno inoculato nella società, i quali però continuano imperterriti a inocularne altre dosi.

Non voglio con questo puntare il dito contro una generica “classe politica” come fanno tutti. Quelli che, come me, lavorano da più di trent’anni hanno visto affermarsi e consolidarsi questo sistema, ed ognuno di noi ne è stato in qualche modo partecipe: non necessariamente complice, magari solo indiretto beneficiario, neutro esecutore o silenzioso testimone.
Nel mio lavoro l’aver a che fare con persone incompetenti e inadeguate ha risvolti altamente frustranti, che si riflettono sul mio umore (e questo sarebbe anche irrilevante) ma inderogabilente anche sui risultati del lavoro.

Nel 2013 si compie il mio 60° anno di vita e faccio questo lavoro da 35 anni, ma se si considera che fin dai primi anni di università ho collaborato con arredatori, ho allestito stand, ho fatto volantini e loghi, si può dire che da quarant’anni non faccio altro che progettare e occuparmi di qualità visiva e efficacia comunicazionale. Dopo essermi laureato in Architettura ed aver dato l’ esame di Stato, ho lavorato per tre decenni in agenzie di pubblicità. Ho collaborato con aziende per anni e anni, vedendole crescere e passare da piccole imprese a realtà importanti con centinaia di persone in organico ed esportazioni in tutto il mondo. Ho sostenuto corsi ed esami di vario tipo per avere maggiori qualifiche professionali. Ho elaborato comunicazione e ho collaborato a piani di marketing per centinaia di imprese. Ho creato centinaia di copertine, manifesti, brochures, loghi, layout e story board. Ho impaginato giornali, montato video,ho inventato e condotto trasmissioni radiofoniche. Sono stato insegnante di grafica e di comunicazione in molti Istituti specialistici ed Università; ho ricevuto premi, pubblicazioni ed encomi di ogni tipo; Alcuni miei lavori di grafica sono stati esposti alla triennnale di Milano già negli anni 80; sono stato docente di creatività e comunicazione visiva per la TP, l’Associazione Italiana dei Tecnici Pubblicitari e membro di Giurie chiamate a valutare opere grafiche o legate alla comunicazione visiva. Ho pubblicato decine di articoli e tre libri sulla comunicazione ed ho rappresentato la mia categoria in Confindustria.

Non espongo queste cose come un vanto, ma solo per dire che quando in un elaborato grafico decido un colore o un’immagine, lo faccio a ragion veduta, consapevole del fatto che la mia esperienza mi impone (non ho detto mi garantisce, ho detto mi impone) un lavoro accurato, al massimo delle mie possibilità.
Nonostante ciò, probabilmente per il tipo di lavoro che svolgo, qualunque inadeguato si sente in diritto di sindacare, proporre e imporre variazioni oppure, in alternativa, di chiedermi una provvigione, caso che evidentemente elimina il precedente. Mentre nel secondo caso la questione si risolve rapidamente, con un semplice “no”, che ovviamente implica l’abbandono dell’incarico, nel primo caso a volte mi sono assoggettato, per brevità e per evitare polemiche, a peggiorare il mio lavoro e rendendomi complice di autogol comunicazionali, facendo cose sbagliate che i clienti mi hanno richiesto.

Ma la cosa ha aspetti ancora più gravi, come nel caso del “dottore”, un direttore o responsabile di qualche ente culturale che per compilare l’invito a una mostra (un lavoro di grafica preventivato a 200 euro) costringe diverse persone al continuo invio di bozze: prima c’è il balletto dei relatori o oratori: viene il tale, no l’altro… no, ritorna il primo ma se ne aggiunge un terzo come coordinatore. Forse ci sarà una tavola rotonda alla fine, ma il dottore deve ancora decidere. Comunque per i relatori l’elenco esatto glielo mando mercoledì. Poi, dopo mercoledì, ne varieranno altri, come varieranno i loghi degli sponsor. Non c’è più enel, e c’è la banca. La tale fondazione non è più tra gli organizzatori, patrocina soltanto, quindi il logo va più piccolo e più in basso. Va aggiunta la collaborazione della Federqualcosa (che andrà tolta il giorno prima di andare in stampa, perchè Federqualcosa si ritirerà, o meglio parteciperà però tramite la federata Assoqualcosa). Il balletto delle bozze procede incessante, producendo sostanzialmente sempre lo stesso invito (nessuno guarda l’insieme) con impercettibili ma necessarie variazioni. Ad un certo punto si hanno certezze sui loghi e sui relatori, ma quella che dovrebbe essere la bozza definitiva, una volta inviata, rimane senza risposta per diversi giorni, per poi tornare, a mezzo segretaria, con un messaggio ove si dice che “il dottore vorrebbe il verde un po’ più verde, ma non un verde petrolio, un verde bandiera” oppure “vorrebbe l’indirizzo un po’ più in basso”. Ah, e già che c’è, il dottore dice di farne anche una prova in rosso ruggine, perchè il dottore ha detto che ama il rosso ruggine. L’indirizzo viene spostato (il dottore non sa che per il problema del doppio taglio non si può andare troppo vicini al bordo, ma fa niente), il verde viene saturato (ha perso tutto il fascino discreto, è diventato un promozionale da erborsteria), poi viene fatta la prova in ruggine, ovviamente disgustosa a fianco di quella immagine viola che il dottore ha voluto in copertina. Comunque vengono inviate le nuove bozze a cui seguono un paio di giorni di silenzio. Poi la bozza torna a mezzo segretaria con un messaggio ove si dice che “il dottore vorrebbe vedere una prova su un cartoncino tipo acquerello”. Logicamente il dottore, pur essendo laureato in storia dell’arte, non riesce a immaginare l’elaborato che lui ha davanti stampato su un foglio un po’ ruvido e un po’ più giallino rispetto all’attuale stampa su foglio bianco liscio. Ne vuole vedere una prova. Allora l’email non basta più, occorre procurarsi un foglio di cartoncino acquerello (deve essere uguale a quello che userà la tipografia) e metterlo nella stampante, poi farlo avere al dottore, il quale dirà che sì, è più elegante ma meno leggibile, quindi molto meglio il classico bianco. Questo balletto va avanti a volte per un paio di settimane, a detrimento del povero tipografo che alla fine dovrà stampare l’invito nottetempo, la sera prima delle spedizioni, ammesso che si arrivi in tempo, altrimenti i dottore s’incazzera moltissimo, dice la segretaria.

Nel frattempo, per non far incazzare il dottore, s’incazza la segretaria, s’incazza il grafico, s’incazza l’incaricato della spedizione che aspetta gli inviti e si incazzerà il tipografo che dovrà lavorare all’ultimo momento. Ora io mi domando: perché il dottore fa così? Al di là di un legittimo governo del lavoro che a lui spetta, perchè tutti o quasi tutti gli operatori culturali sono incapaci di svolgere normali flussi di lavoro? Perché fanno riunioni lunghissime e non riescono quasi mai a decidere nulla? Perchè non sanno pianificare il lavoro e tornano continamente sui loro passi? Perchè – nonostante la cultura – non rispettano né i ruoli né il lavoro degli altri?

La stessa cosa si potrebbe dire per il responsabile pubblicità (o marketing, o relazioni esterne) di una grande azienda. Qualcuno obietterà che no, che nell’azienda privata le cose vanno ben diversamente, e vige la regola dell’efficienza e del produrre risultati tangibili. Tutto ciò è vero per la piccola e media impresa, ma non nei grandi apparati, dove (come nel caso del dottore) un incapace inadeguato deve giustificare la sua presenza per otto ore dietro a una scrivania. Quindi indice riunioni, stende reports, stila linee guida e propone azioni strategiche, ma quando ahimè deve scrivere un testo per un folder a due ante, aziona un balletto di creativi e di esecutivi: lo spettacolo della ridondanza va in scena, e l’attività diventa frenetica, con tensioni, ricatti, toni di voce che cambiano, delusioni e contrapposizioni, finché si arriva in diversi giorni ad un risultato di compromesso, peggiore di tutte le proposte che lo hanno preceduto. Il direttore marketing è contento, finche non passa per caso una segretaria dell’ufficio vendite, una carina che piace al direttore marketing, la quale afferma che secondo lei il folder “è un po’ volgare”.
Il direttore marketing ne conviene, il folder va “svolgarito”. Ovviamente quando professa questo neologismo, il direttore marketing esprime chiaramente che è l’agenzia di pubblicità ad essere volgare, e che lui l’aveva visto subito che il dépliant è un po’ atipico rispetto al linguaggio aziendale.
Gli obietti che la prima bozza era molto più coerente con gli standard comunicativi dell’azienda, e il direttore marketing ti dice che, appunto, sembrava uno dei soliti depliant, che qui vorrebbe qualcosa di “un po’ diverso”. Tu rincalzi, dicendo che tutta quella volgarità è il risultato di una serie di aggiunte e richieste disorganiche dell’azienda. Il direttore marketing esita, poi, a seconda del carattere, si incazza oppure cambia discorso. Le sue incertezze di uomo, la sua insicurezza, adesso sono tutte lì, in quel dépliant di cui non si riesce a trovare la soluzione.
Perchè accade tutto ciò?

La risposta sta in quello che dicevo prima, vale a dire nell’inadeguatezza delle persone che ricoprono gli incarichi. Come li hanno ottenuti? Indipendentemente dall’illecito (è evidente che la conquista illecita dei luoghi decisionali è il primo problema) vi è anche una incapacità di gestire decisioni e relazioni, vi è uno scambiare ruoli di servizio con ruoli di potere, vi è anche un frapporsi tra l’obiettivo e il suo raggiungimento. Talvolta coloro che mettono in scena questi comportamenti non sono persone corrotte, che lavorano per il proprio tornaconto, sono solo quelli che una volta si chiamavano “servi di partito”. Persone poste a svolgere compiti rilevanti ma non difficili, che come ho già detto devono riempire le loro ore di permanenza in ufficio, e siccome pensano di essere importanti, costruiscono cattedrali per formulare il testo di un invito di quattro righe.
Negli ultimi anni ho avuto qualche soddisfazione, in particolare da persone molto competenti. Ma nella vita lavorativa di ogni giorno la batttaglia con i clienti per salvarli dalla loro tendenza suicida nella comunicazione mi ha ormai sfiancato.

MIA RISPOSTA:

Caro Marco; ho appena compiuto i 65 e quasi 40 di questo mestiere, tra qualche mese riceverò la pensione (assegno sociale) e mi associo, parola per parola con quello che scrivi, anche perchè conosco la tua serietà professionale e… onestà intellettuale. Abbiamo fatto qualche metro insieme e in quel percorso abbiamo scambiato affetto e ci siamo “imparati” delle cose. Oggi il nostro lavoro lo fanno i supermercati on-line, da tempo, la creatività è considerata merce inutile e un mio cliente di qualche anno fa, direttore generale di una ONLUS genovese, sosteneva in una riunione con i suoi dirigenti e volontari che : “la competenza è inutile”. Io me ne sono andato un’ora dopo, ma, tristemente temo che avesse ragione., anche se qualche settimana dopo entrava a Marassi, per uscirne quasi subito con i soldi che aveva truffato ai poveri bambini africani. Quello che domina è il “razzismo”, ma non nel senso della razza, ma in quello per cui si moltiplica la tipologia del molto onorevole RAZZI. “fatti i cazzi tuoi…”. Ma quel che è peggio; vince il dominio, la sopraffazione e la violenza tiepida e tutta questa spazzatura soffoca l’amore e lascia sempre più spazio ai bipedi predatori.
Un abbraccio Marco; a te e a tutti quelli che sono diventati “anziani” credendoci. Non molliamo, con la speranza di non vedere come andrà a finire. insieme alla risposta mando il link per la petizione di #RIVOLUZIONECREATIVA.

MARCO RISPONDE:

prospettiva interessante, magari!… (ndb: #RIVOLUZIONECREATIVA) penso però al triste declino di TUTTE le forme di corporativismo che si sono sviluppate in Italia dagli anni 60 ad oggi, a quelle cominciate con entusiasmo e buona fede, a quelle a cui ho preso parte, e mi prende come una specie di sfinimento, e anche di rassegnata rinuncia… So che ti incazzerai, Mario, perchè tu sei pugnace e cazzuto però, come ci siamo detti l’ultima volta che ci siamo visti, hai sempre la sensazione di andare con uno Zodiac all’attacco dell’Enterprise.

MIA RISPOSTA:

Caro Marco; non è una sensazione. E’ proprio così. Un gommone a remi, contro una portaerei. Davide VS Golia, Don Chisciotte VS i mulini a vento… e potrei andare avanti fino allo sfinimento. Ma le lotte tra il bene e il male (per definirne i contorni, basta la buona fede e l’onestà intellettuale) sono state, sono e saranno sempre impari. Ma questo dovrebbe, almeno per me, spingere ancora di più in direzione della lotta. Resistere e lottare per uguaglianza, libertà e giustizia meritano di tutti i nostri sforzi; anche perchè, da qualunque parte si stia, se le persone come noi mollano i remi e scelgono la deriva, vengono risucchiati dal mulinello del pensiero debole e l’egoismo vince. Comunque ti sbagli a pensare che m’incazzerò perchè fino alla fine continuerò a pugnare, senza sposare partiti, lobbies o associazioni, più o meno a delinquere. Ma ogni volta che mi si presenta l’occasione per lottare, lo farò, anche da sdraiato.

Nota: l’immagine mantiene il colore giallo, contrariamente al format tradizionale, perchè in questo caso il colore giallo è parte integrante della campagna.

A proposito; questi sono i primi firmatari:
Pasquale Barbella, scrittore – Gregorio Paolini – autore e produttore televisivo – Massimo Guastini, creativo e presidente ADCI – Alessandro Rimassa, storyteller  – Giovanna Koch, sceneggiatrice Writer Guild Italia – Lele Panzeri, creativo – Donato Carrisi, scrittore – Pasquale Diaferia, copywriter – Mirko Pallera, branding strategist – Walter Rolfo, mago e imprenditore – Mario Pischedda, artista visuale, regista e poeta  – Carlo Simonetti, art director – Stefano Coffa, imprenditore – Claudio Conti, video maker – Alessandro Pongan, set designer – Patrizia Boglione, visual blogger – Gabriele Marconi, scrittore – Giovanni Pinna, lighting designer – Lola Lustrini, performer burlesque – Francesco Muzzopappa, autore – Giorgio Farina, giornalista free lance – Alessandro Ingusci, art director – Luca Salvi, tecnologo – Riccardo Cimino, musicista – Jonathan Sabbadiini, 3D artist – Laccio, creativo – Francesca Fini, new media artist – Edoardo Arslan, designer – Alessandra Lanza, comunicazione, già pres. Consulta Eventi Assocom – Marco Ricco Pintos, produttore di progetti – Paola Manfroni, direttore creativo – Stephen Natanson, documentarista – Clara Tosi Pamphili, giornalista, storica della moda e del costume – Gianluca Marziani, curatore di arte contemporanea – Roberto Ottolino, autore pubblicitario – Giancarlo Soldi, regista irregolare – Petra Loreggian, speaker radiofonica – Antonio Parente, fireworks designer – Karim Bartoletti, manager creativo – Massimo Gaudioso, sceneggiatore – Frank Stahlberg, art director – Franco De Vecchis, grafico – Maurizio Fiduci, art director – Gregorio Pampinella, art maker – Daniela Bianchi, programmatore – Lorenzo Guarnera, creative strategist – Luigi Vernieri, art director Stefania Casini, regista e giornalista – Sabina Minutillo, manager della creatività – Davide Dormino, scultore – Claudio Arrigoni, giornalista – Andrea Amara, stylist – Gianluca Falletta, immagineer – Florian Boje, production designer – Antonio Barrella, fotografo – Laura Grazioli, copywriter – Andrea Regazzo, art director – Noemi De Santis, web strategist – Francesca Marchi, Comunicazione e PR – Valeria Campo, regista e docente di performance – Ivan Manzoni, coreografo – François Zille, creativo & imprenditore – Andrea Celi, creativo e autore di fake book – Giuliana Di Barbora, consulente pubblicitaria  – Kevin Reggiani, ricercatore – Francesca Arcuri, creativa ed event planner – Gilles Morange, imprenditore e creativo – Fabrizia Marchi, pubblicitaria – Gianluca Greco, regista – Rosella Recchia, coolhunter e creativa – Daniele Lo Faro, creativo – Alessandro Piccioni, graphic designer – Giulia Accatino, blogger – Tiberio Boido, regista – Michele Mariani, web specialist, hacker pentito – Giuseppina Frassino, gallerista – Maria Grazia Mazzitelli, editore – Flavio Garozzo, compositore, Mario Morales Molfino, senior Copywriter  e Web Content manager.

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Mario M. Molfino

Mario M. Molfino

Mario Morales Molfino Coordinatore editoriale Esperto di comunicazione multimediale, Copy senior e Webwriter. Redattore di www.assodigitale.it, redattore senior e Guest in www.brandforum.it. Redattore di www.stileitalianomagazine.it - Strategy manager e Partner in ON STAGE SRL; founder e presidente emerito di Academy of the African Communication; founder di www.m-team.it, la prima esperienza europea di nomadismo digitale. Dal 1975 cavalca l’universo della comunicazione frequentandone i diversi satelliti e tentando di comprenderne ed approfondirne le nuove complessità. Dall'advertising al 2.0, ha sposato da sempre l’innovazione come cavallo di battaglia. Dal 2011 rientra in Italia, dopo un’esperienza di sette anni con le Nazioni Unite, si occupa di formazione e collabora con le più prestigiose testate del settore MAR – COM.

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