masterpiece

data: 18 novembre 2013

autore: Mario M. Molfino

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Masterpiece: talenti a creatività limitata

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Il nuovo talent dei “nuovi scrittori” è finalmente andato in onda sui Rai3 e anche grazie al battage sui principali social network e nei canali di mammarai, resta a galla e registra discreti ascolti, anche considerando l’infelice collocazione in seconda serata e la tematica non certamente nazionalpopolare. Anche il traino di Fazio ha certamente contribuito a spingere il nuovo talent show  oltre il 5% di share; dati che, a mio avviso, meriterebbero di essere analizzati con attenzione.
Un format tutto italiano che di questi tempi non è poco, tanto da interessare persino il New York Time e il Guardian. Una sfida che ha i sui pro e i suoi contro e ha bisogno di tempo per essere del tutto metabolizzata senza prevenzioni e sulla quale ci limiteremo a prendere un po’ di misure.

In un paese dove tutti scrivono (oltre 5000 i manoscritti pervenuti) e pochissimi leggono almeno un libro all’anno (siamo ultimi secondo il “Rapporto Skills Outlook” 2013 dell’Ocse) è un fatto certamente positivo che si metta al centro del piccolo schermo proprio la scrittura con la speranza di non creare nuove e svolazzanti “firmine”, ma anche nuovi e buoni lettori. Certo è che se i corsi di scrittura creativa andassero di pari passo con l’apertura di nuove biblioteche o con l’incremento della fruizione letteraria, sarebbe una meraviglia, ma non mi pare proprio che sia così.
Non sono un tecnico di comunicazione televisiva, ma la struttura del programma mi sembra interessante, soprattutto dal punto di vista della qualità tecnica e soprattutto del trattamento.  Montaggio e regia sono dinamici e di taglio triller, intrigante la voce fuori campo tipo MasterChef. Il sistema di analisi  del manoscritto presentato appare farraginoso e discutibile. La giuria un po’ altezzosa e non proprio simpatica; ma ormai la superspocchia dei grandi chef internazionali e del supermanager Flavio Briatore, tanto felicemente imitati da Crozza, fa scuola anche in letteratura, pur se ricorda Gianni Agus con Giandomenico Fracchia insaccato e supino nella famosa poltrona di Zanotta.
Rimarchevole la confessione incubo di 59 secondi consumata tra gli specchi dell’ascensore che porta in punta di Mole antonelliana tra l’aspirante autore e la gelida Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale di bompiani, che, non so perchè, mi ha ricordato la strega della mela di Cenerentola. Solo per questa prova di coraggio, conferirei a tutti i partecipanti il premio Nobel per la letteratura.
Mentre nella prova di scrittura gli impietosi giurati hanno preteso l’impossibile missione di raccontare in diretta e in 30 minuti le “avventuraose visite”. Dopo aver visitato, con una fugace occhiata, una balera savoiarda e vintage, targata anni sessanta, con annessi Monsù e Madamin originali. Mentre il primo gruppo “ballava”, gli altri concorrenti, accompagnati e mollati in una comunità della Falchera di Torino (tipo CEP), diretta con modi tanto spicci quanto adeguati da Don Mario, per gli amici Rambo. Un pretone amante della lotta libera e (a ragione) dello sport come mezzo di integrazione sociale.
Ai primi, quelli della balera si è chiesto di di farsi ispirare dall’aria da tango milonga stile Moncalieri, immaginando che i ballerini, avvinghiati nello sgangherato passo doppio, fossero i loro genitori con relazioni difficili e ancora mal metabolizzate dai concorrenti. Un po’ come chiedere ad un bambino di genitori separati: “scrivete un tema su mamma e papà, raccontando cosa succede quand litigano”.  Roba da garante sulla privacy con amplesso contemporaneo tra Mariarita Parsi e  Paolo Crepet. La matita rossa è d’obbligo.
Mentre ai secondi si è chiesto di raccontare fin troppo liberamente la proprie sensazioni e pulsazioni, dopo la visita; nella convinzione che avessero subito uno shock anafilattico dell’anima, da ambiente complesso. Risultato in sintesi: “a noi non ce ne cale più di tanto”. Sarà per autodifesa o per aver visto troppa televisione del dolore, ma il risultato è stato come sentir leggere il libretto d’istruzioni dello scaldabagno.
Dati i bei personaggi presenti in entrambi gli ambienti, forse, un banale tratteggio dei caratteri sarebbe stato più centrato. Ma questo è solo un mio banale e personale punto di vista.
Il tutto gestito da una giuria di espertoni letterari: Andrea De Carlo, Giancarlo De Cataldo e Taiye Selasi; troppo seri per essere veri, con il supporto di Massimo Coppola che “dalla parte dei concorrenti” sfodera buoni consigli nella parte del super coach. La cosa strana e un po’ inusuale è che lo fa per tutti i concorrenti. Come se Prandelli, mentre fa il tecnico dell Nazionale italiana lo facesse, anche e contempraneamente, per la Selecao do Brazil. Curiosamente creativo.

Ma a proposito di creatività, e qui la lingua batte dove il dente duole. Siamo proprio sicuri che lo scrivere creativo stia esclusivamente nel cimentarsi con il romanzo? Per chi ne fosse ancora convinto qualche eccellente esempio di scrittura creativa ci sarebbe: Fernanda Pivano, Suso Cecchi D’amico, Dario Fo, Fabrizio de Andrè, Alda Merini, Orio Vergani, Aldo Biasi, Lele Panzeri, Gianni Brera, Pasquale Barbella… Grandi talenti indiscutibili nella scrittura per il cinema, il teatro, la canzone d’autore, la poesia, il giornalismo e persino la pubblicità. E dove li vogliamo mettere questi signori della scrittura che avrebbero potuto e a ragione dire: “Signori Creativi si nasce e io modestamente lo nacqui”.  E noi pure. Modestamente la pensiamo così, con tanti auguri ai Masterpiece.

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Mario M. Molfino

Mario M. Molfino

Mario Morales Molfino Coordinatore editoriale Esperto di comunicazione multimediale, Copy senior e Webwriter. Redattore di www.assodigitale.it, redattore senior e Guest in www.brandforum.it. Redattore di www.stileitalianomagazine.it - Strategy manager e Partner in ON STAGE SRL; founder e presidente emerito di Academy of the African Communication; founder di www.m-team.it, la prima esperienza europea di nomadismo digitale. Dal 1975 cavalca l’universo della comunicazione frequentandone i diversi satelliti e tentando di comprenderne ed approfondirne le nuove complessità. Dall'advertising al 2.0, ha sposato da sempre l’innovazione come cavallo di battaglia. Dal 2011 rientra in Italia, dopo un’esperienza di sette anni con le Nazioni Unite, si occupa di formazione e collabora con le più prestigiose testate del settore MAR – COM.

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