cracco-4-595x386

data: 28 aprile 2014

autore: Mario M. Molfino

Tags:

4 Commenti »

San Carlo Cracco: un nuovo Santo made in chips

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

E’ tempo di canonizzazioni e anche i grandi chef stellati e telepompati scendono audacemente in campo e ce ne vuole di audacia per mettere la faccia in una campagna così.

Così che riprendo il mio post pubblicato su Brandforum con quasi mille visulizzazioni, pubblicandolo in versione originale e aggiornata.

Audacia, ardimento e anche un po’ di faccia di bronzo; l’ideale per trafilare la pasta di Gragnano; un po’ meno per testimoniare coerenza e onestà intellettuale.

Parola di ex chef. Anche se sono passati gli oltre trent’anni anche io ho cotto i miei zebedei in incontri ravvicinati con una cucina Stefano PO.

Erano i tempi in cui lo shef de partie stava appollaiato sul trespolo, tipo arbitro di tennis; in una mano il coltello e nell’altra il fiasco di Chianti e quando sbagliavi volavano coltelli e insulti al gallo nero. A quei tempi che certamente non rimpiango, gli chef avevano solo la stella da sheriffo e la cucina era un vero e proprio ok korral ma non avevano di certo il tempo e la forza per guardare la televisione; figuriamoci per farla.

I miei amici di passione, allora, erano Veronelli padre, Gertosio il papà del Montblanc, Gianni Gallo; il miglior Dolcetto di Dogliani e incisore sopraffino; Cesare Bardini di Agrimontana, quando era ancora del tutto geen. Uno dei nostri shef preferiti era Cesare Giaccone e i veri artisti come lui che si facevano rispettare nel mondo per la bontà e la bellezza che ti mettevano nel piatto.

Dopo questa premessa, solo per comunicare che conosco quello di cui parlo per essermici cotto le parti basse in buona parte delle mie giovanili stagioni estive.

Anche per questo quando ho visto la campagna di Carlo Cracco per le chips firmate da San Carlo mi sono messo a piangere. Dalla rabbia s’intende. Dopo tutti i discorsi sulla cucina come cultura del territorio e sulla passione per il cibo; dopo tutte le omelie di Carlin Petrini sui valori di “TERRANOSTRA” e sulla filosofia SLOWFOOD. Dopo le intelligenti intuizioni di Oscar Farinetti, papà di Eataly e gran maître à penser del made in buon gusto italiano.

Il faccione da gran conquistatore di Carlo Cracco che sponsorizza le patatine e fa pensare a tutto meno che alla buona cucina italiana, passa il segno di ogni sopportazione. Non a caso è diventato target preferito per Crozza e da ieri anche della Litizzetto.

Va bene Bastianic con Buitoni; passi anche  l’insalata in busta di Crippa e il tonno in scatola di Cedroni, ma le patatine scrunch scrunch sponsorizzate, firmate e ricettate da Carlo Cracco segnano un altro puto a favore del meretricio pubblicitario. E questo lo dichiaro, da chef e da pubblicitario.

Daltra parte il Santo Carlo dichiara: da Food24 del Sole 24ore

La nostra collaborazione – dichiara Cracco – va ben oltre l’essere loro testimonial o aver realizzato piccole ricette. E’ una vera e propria partnership a tutto campo che prevede nel corso del tempo lo sviluppo di nuovi progetti condivisi e uno studio approfondito su quanto già l’azienda fa”.

Lui sarà felice per aver fatto abbondante cassa così certo com’è che in Italia si può fare tutto e il contrario di tutto senza pagare alcun pegno. Le donnette lo desiderano, tutte eccitate e con il “raviolo aperto”, gli ominidi lo invidiano per la fama, il ciuffo e lo sguardo da bel maledetto. Quelli come me; protetti dal WWF e condannati da  irreversibile processo di estinzione, non lo sopportano ma neppure lo odiano, anche perché sono “buonisti”. Mentre San Carlo; quello vero, Borromeo e milanese, lo benedirà certamente. Magari con una bella e dorata cotoletta con contorno di chipsters.

La campagna si sviluppa su tutti i media e non lascia fuori neppure i social. Così San Paolo Cracco é promosso a protettore delle patatine fritte.

Ed è con viva e vibrante soddisfazione che rilevo il successo della crozziana filosofia firmata dal Senatore Razzi: “Ma fatti i cazz.. tuoi… Fatti un madeinitaly tuo e pum pum pum, arriva la grana. Altro che expo 2015.

A questo punto potrebbe anche rinunciare alle stelle o chi gliele ha assegnate potrebbe anche contestargliele. Anche solo per coerenza culinaria.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Tags:

Mario M. Molfino

Mario M. Molfino

Mario Morales Molfino Coordinatore editoriale Esperto di comunicazione multimediale, Copy senior e Webwriter. Redattore di www.assodigitale.it, redattore senior e Guest in www.brandforum.it. Redattore di www.stileitalianomagazine.it - Strategy manager e Partner in ON STAGE SRL; founder e presidente emerito di Academy of the African Communication; founder di www.m-team.it, la prima esperienza europea di nomadismo digitale. Dal 1975 cavalca l’universo della comunicazione frequentandone i diversi satelliti e tentando di comprenderne ed approfondirne le nuove complessità. Dall'advertising al 2.0, ha sposato da sempre l’innovazione come cavallo di battaglia. Dal 2011 rientra in Italia, dopo un’esperienza di sette anni con le Nazioni Unite, si occupa di formazione e collabora con le più prestigiose testate del settore MAR – COM.

4 Responses to “San Carlo Cracco: un nuovo Santo made in chips”

  • Annamaria Arlotta 8 maggio 2014 at 11:36 Rispondi

    Credo che le donnette eccitate col raviolo aperto siano la proiezione di un tuo desiderio. Tienlo per te ok?

    • Mario M. Molfino
      Mario Morales Molfino 8 maggio 2014 at 16:15 Rispondi

      Cara Annamaria; grazie per la tua cortese valutazione psicoanalitica; ma forse ti sfugge che il “raviolo aperto” è la citazione di una delle specialità gastronomiche su cui si basa il successo di Carlo Cracco. Sono comunque d’accordo con te che la frase decontestualizzata, così come tu la esponi, può sembrare una presa di posizione di genere, ma non lo è. E’ come se io da maschio prendessi le difese di Genni a carogna, solo in quanto maschio. E non lo farei mai. Le “donnette a cui mi riferisco sono le assidue frequentatrici di Canale5, attratte da: Tronisti, “uomini e donne”, “grande fratello” e simili. Le stesse che se guidassero un camion si metterebbero nella cabina le immagini a torso nudo di Valter Nudo, Gabriel Garko, Roul Bova o Terence Hill. L’altra faccia della medaglia dei calendari d’arte per maschietti con le playmate di turno. Quindi “ometti” e “donnette”; senza differenze di genere.
      Fin qui tutto bene. M il peccato originale sta nel fatto che lo sguardo da sex symbol di Carlo Cracco viene usato per sdoganare il concetto che Fast food è meglio di slow food e che la Grande Cucina Italiana, si può basare sulle patatine fritte prodotte e distribuite da una multinazionale americana. Un po’ come se Balottelli facesse il testimonial per il Sudafrica dell’haparteid inneggiando al razzismo come valore. Per il resto; il raviolo aperto di Cracco è davvero buonissimo, possso ancora permettermi di mangiarlo e consiglio anche a te di assaggiarlo. Se invece ti riferisci al giocoso doppio senso ti assicuro che certi pensieri li attuo il più possibile, ma non ne scrivo mai. Con affetto e simpatia.

      PS: Per tua informazione le mie idee e i miei pensieri non li tengo per me, ma li esprimo libaramente, mettendoci la faccia e rispondendone a tutti i livelli. A proposito Sabato 10 maggio incontrerò Carlo Cracco al Salone del Libro di Torino e gli dirò pubblicamente le cose che ho scritto.

  • Davide Traverso 8 maggio 2014 at 23:18 Rispondi

    Bravo Mario! Concordo con il tuo pensiero, non sono un chef ( neanche alle prime armi ) ma mi è stato insegnato il gusto per il Bello ed il Buono. Trasmissioni quali MasterChef (versioni Italiane Americane Senior Junior) per me la migliore del filone ed altre quali HK allietano alcune mie serate e mi paice provare a repplicare le ricette proposte.
    Gli chef che si avvicendano, compreso Cracco, da sempre Suggeriscono Dicono e spesso Intimano di amare e rispettare la cucina, già non mi piacevano gli spot fatti dagli altri ma quest’utimo fatto dallo Chef Cracco proprio non mi piace; hoprovato anche a valutarlo sotto chiave ironica ma non ci sono riuscito…. Non mi piace e lo ritengo una caduta di stile, sicuramente tanto avrà Lui guadagnato … ma possibile che gli introiti dei suoi ristoranti ed i cachè per i format televisivi non bastino a permettergli una vita agiata?
    Cerco di insegnare ai miei figli l’onore ed il rispetto ma è difficile quando persone che hanno dedicato una vita e penso molti moltissimi sacrifici per trovare un lavoro, eccellere in questo trasformandolo in arte poi si buttano via così. Chef pentiti seriamente e torna ad insegnarci qualcosa.

    • Mario M. Molfino
      Mario Morales Molfino 9 maggio 2014 at 12:19 Rispondi

      Caro davide; nell’era del liberismo selvaggio, vale più che mai il detto: “PECUNIA NON OLET”; anche quando puzzadi patatine fritte. Un saluto e un grazie.

Lascia un commento